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Caro direttore,

Il 12 Giugno 1916, il tronco da Roma a Genazzano, di 47,5 km, venne aperto all’esercizio, insieme ad una diramazione di 15 km da San Cesareo a Frascati passante per Montecompatri e Monte Porzio Catone . Sono passati quindi , quasi 100 anni da quella storica data. Chissà se i comuni si ricorderanno di onorare nei prossimi anni ciò che oltre mezzo secolo è stato sviluppo e benessere? Non sono qui per dare suggerimenti su feste e festicciole ma bensì, proporre il recupero di qualche struttura che di quella ferrovia ha fatto la storia. E’ il caso della vecchia centrale Enel di San Cesareo. Quale migliore occasione per il Comune stesso è l’evento dei 100 anni per presentare un progetto per il recupero della struttura? L’ampiezza dell’immobile, potrebbe permettere ad esempio, la realizzazione di un cinema teatro oppure di un ristorante che produca pietanze attraverso un canale di produttori locali. Con l’approvazione dei nuovi fondi Europei 2014/2020, sarebbe una ristrutturazione a costo zero per il comune! Realizzare un progetto eco-compatile a sostegno della cultura e dell’occupazione per una struttura da troppi anni lasciata alla stato di abbandono potrebbe diventare il fiore all’occhiello per un comune che si avvicina a passi da gigante ai 15 mila abitanti. Muoversi per tempo in attesa che la Regione Lazio definisca i bandi, permetterebbe al comune di San Cesareo di elaborare con estrema calma, una idea fattibile, realizzabile e che indiscutibilmente serva alla collettività intera. Non credo che manchino le idee e se serve, sono a disposizione gratuitamente per seguire passo dopo passo tutto l’iter progettuale.

Piero Pera


Caro Piero, purtroppo i nostri amministratori non riescono a vedere aldilà del proprio naso. E con la zappa che hanno a disposizione riescono sì e no a coltivare il proprio orticello. E poi sono impegnati a risolvere problemi che per altri sono normale amministrazione, mentre per quelli di San Cesareo rappresentano fatiche immani. La questione della Centrale elettrica è abbastanza complessa. C’è chi accusa il comune di non essersene a suo tempo appropriato e chi dà la colpa al Demanio che ne è ancora proprietario. Comunque è una vicenda che nasconde anche una leggenda metropolitana . Si dice che nel suo interno da oltre 20 anni ci siano diversi fusti di rifiuti tossici! Sarà vero? Sarebbe utile cercare di sfatare certe leggende. Ne va del buon nome di San Cesareo!

Il direttore editoriale, Antonio Gamboni

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