Il Bullismo nelle Scuole
Il 28 Maggio presso l’Auditorium di Palestrina alle h. 18.30 si è svolta una conferenza riguardante i risultati di una ricerca effettuata nelle scuole elementari e medie del territorio Prenestino.
I committenti della ricerca, la Caritas Diocesana di Palestrina, si sono resi promotori di uno studio presso gli studenti di età dai 10 ai 15 anni perché si sono resi conto di un diffondersi preoccupante di episodi di bullismo in quella fascia di età.
Lo spunto è stato preso da un progetto che gli stessi stanno portando avanti da circa due anni, “Colours and Life”, per l’integrazione di studenti italiani e stranieri offrendo la possibilità di praticare gratuitamente la pallacanestro seguiti da professionisti.
In questo ambito sono emersi fattori di allarme che hanno dato il via ad un approfondimento i cui risultati sono stati esposti durante questo interessantissimo convegno. Lo studio è stato effettuato nei due ambienti più frequentati dai ragazzi: la scuola e lo sport ed è risultato che il luogo più favorevole ad episodi di bullismo è la scuola.
Gli Istituti Comprensivi interessati da questo studio sono stati: V. Alfieri, Giovanni Pierluigi, Zagarolo, San Cesareo, Karol Wojtyla, gli stessi che avevano già aderito al progetto Colours and Life.
Lo studio si è svolto in modo che i risultati fossero dati in forma anonima attraverso dei questionari generici non invasivi in quanto il primo obiettivo era capire il grado di percezione degli studenti attraverso la descrizione di sensazioni e reazioni davanti alcuni fatti. La ricerca ci dice, infatti, soltanto dei dati da cui prendere spunto per una riflessione ed un approfondimento, in quanto non porta alla luce il perché accadono episodi di bullismo né da dove provengono. Ci dice soltanto quanto è diffuso il fenomeno e dove esiste un allarme maggiore in cui intervenire, non ci parla di tipologie di individui né di nazionalità.
I dati raccolti sono stati, poi, analizzati dal sociologo Gianfranco Zucca che li ha anche illustrati durante il convegno spiegandone la meccanica ed il metro di analisi. In sintesi il risultato dell’analisi fatta è che su 1704 studenti che hanno compilato il questionario solo 198 riferiscono di avere subito molestie sia verbali che fisiche in forma continuativa durante tutto l’arco dell’anno. La scuola più interessata da questo fenomeno risulta essere San Cesareo con il maggior numero di casi da approfondire e ci sembra anche abbastanza verosimile poiché a San Cesareo non ci sono luoghi di aggregazione per giovani e alternative valide alla strada.
Comunque i dati sono allarmanti e presto seguirà un approfondimento se si troveranno le condizioni ottimali per poter proseguire nella ricerca. Infatti non è stato assolutamente facile vincere la resistenza di alcune dirigenze scolastiche. A Cave, ad esempio, hanno rifiutato in partenza di far parte del progetto, forse convinti che sia un problema che a loro non sfiora, mentre anche a Palestrina, nonostante poi ci sia stata partecipazione da parte degli studenti, si è riscontrata scarsa collaborazione.
Questo è emerso anche dal dibattito svolto in sala tra i relatori, tra cui anche il Vescovo Don Domenico Sigalini, e lo sparuto pubblico presente.
Infatti, sebbene sia stato esplicitamente chiesto ai dirigenti scolastici di stimolare al massimo la partecipazione di genitori e studenti, pochissime persone sono intervenute e soltanto da Castel S. Pietro Romano era presente un compatto gruppo di insegnanti e genitori.
Tutti sono stati concordi che questo è un fenomeno spesso insabbiato e che potrebbe trovare soluzione o, se non altro, riduzione in un’azione sinergica tra scuola e famiglia, ma la scarsa partecipazione a questo convegno è la prova che, molto spesso, si tende a nascondere e a far finta che “queste sono cose che succedono agli altri!”
La ricerca ha evidenziato un problema scottante che sussiste e trova spazio nel nostro territorio ed i risultati sono preoccupanti, ma il dato più sconcertante che è emerso dal convegno è proprio l’omertà che impera sovrana ed il rifiuto da parte degli attori (famiglia e insegnanti) di prendere atto di una situazione di disagio di questi giovani. Si tende a prendere le distanze dai problemi demandando ad altri le nostre responsabilità, mentre certe situazioni dovrebbero essere rese di pubblico dominio perché possano essere risolte definitivamente.
Occorre creare una fitta rete di comunicazione tra insegnanti e genitori, senza paura di esprimere dubbi e riflessioni, senza paura di aprire gli occhi su quanto accade.
Purtroppo questo è il tempo dell’apparenza e si tende a nascondere la polvere sotto al tappeto, finchè una folata di vento farà volare tutto in un vortice che, purtroppo, a quel punto sarà inarrestabile, perché il piccolo bullo di adesso potrebbe diventare il delinquente di domani.
Di Gioia Cafaro