La parola di Cristo raggiunse la città di Praeneste nel I sec d.C., portata dall’Apostolo Pietro in persona. Più di un secolo dopo, il giovane Agapito Anicio, membro di una delle più importanti famiglie prenestine, si converte al Cristianesimo. In quel periodo regnava su Roma l’Imperatore Aureliano, che introdusse il culto del Sol Invictus, cercando di imporlo come religione di stato. Per far questo iniziò una dura repressione del messaggio cristiano. Il giovane Agapito, divenuto diacono, fu arrestato, e se pur flagellato, picchiato, torturato col fumo e col fuoco, non abiurò mai la sua fede Cristiana. Perfino le fiere più feroci, testimoni della sua coraggiosa fede, si rifiutarono di sbranarlo e gli lambirono i piedi. Ci vollero il boia e una spada per decollarlo con un colpo e metterlo a tacere.
Il ragazzino quindicenne fu decapitato il 18 agosto 274, in quel luogo dove oggi sorge la piccola chiesa della Madonna del Rifugio, detta dei Cori. La notte successiva il corpo del Martire venne sepolto in contrada Quadrelle, ubicata a circa mezzo chilometro dalla chiesina dei Cori e a circa due dal centro storico di Palestrina.
Nel luogo della sepoltura fu edificata nel IV sec. una basilica in suo onore. Intorno a essa si estendeva il cimitero cristiano, dove i fedeli desideravano essere tumulati per riposare accanto al sepolcro del giovane santo.
In seguito, il corpo di Sant’Agapito fu rimosso da questo luogo e traslato all’interno del Duomo a lui dedicato. Se non vi sono discussioni sul fatto della traslazione del corpo del Santo dal sepolcro primitivo di Quadrelle alla Cattedrale di Palestrina, vi sono dubbi sulla data in cui esso avvenne. L’archeologo Orazio Marucchi aveva identificato l’anno 898 come data di quella traslazione. Sempre secondo Marucchi, il corpo del Martire fu deposto nella cripta del Duomo e vi rimase fino al tempo della distruzione di Palestrina, operata dal Cardinale Vitelleschi, il quale s’impadronì del corpo del Santo e lo portò a Tarquinia.
Non era dello stesso parere padre Altman Kellner, benedettino, storico del monastero di Kremsmunster in Austria. Egli sosteneva che la maggior parte del corpo di Sant’Agapito fosse custodita nel monastero di Kremsmunster, a esso donata nell’anno 893 dal re Arnolfo di Carinzia, il quale, a sua volta, aveva ricevuto il corpo del Martire da Papa Formoso, a cui era legato da amichevoli rapporti e dal quale fu incoronato imperatore nella Basilica di San Pietro. La tesi di padre Kellner sembra essere avvalorata da alcuni documenti da cui si rileva che, per interessamento del Cardinale Carlo Salotti, vescovo di Palestrina e Prefetto della S. Congregazione dei Riti, furono fatte, nel luglio del 1940, a Tarquinia, delle ricerche per ritrovare il corpo di Sant’Agapito.
Dall’indagine risultò che in quella città si conservano soltanto alcune reliquie, nella locale chiesa di San Francesco. Inoltre, da due esami compiuti sulle reliquie di Sant’Agapito presenti a Kremsmuster, rispettivamente il 5 e il 30 settembre 1930, si è giunti a stabilire che a esse mancano proprio quelle parti che sono conservate a Palestrina e a Tarquinia.
Dal 24 al 26 settembre 2010, dopo 1110 anni, le reliquie di Sant’Agapito, da Kremsmuster, sono tornate a Palestrina. Ecco spiegata la presenza per alcuni anni di una folta delegazione di Kremsmuster al Palio di Sant’Agapito:
il cardinale Martins titolare della Diocesi di Palestrina con Mons, Sigalini suo Vicario in visita a Kremsmuster
Potrebbe iniziare così, fra le pagine impolverate di un libro, la storia del palio di Sant’Agapito, la storia di una città e dei suoi abitanti, E’ notorio che già nel mondo pagano per celebrare un evento, una ricorrenza si organizzassero giochi e sfide di vario tipo.
Porta San Giacomo
Porta San Martino
A Palestrina ciò avvenne prima in onore della Dea Fortuna Primigenia ed in seguito in onore del “Dies Natalis” di Sant’Agapito;
Porta San Biagio
Porta San Cesareo
l’aspetto ludico prende forma concreta con le giostre, intorno al 1053, in occasione delle nozze della contessa Emilia, signora della città e nel 1092 per l’elezione del vescovo cardinale Bernardo. Per la prima volta viene nominato “Lo Palio” in un documento dell’ archivio vaticano, che narra le manifestazioni tenute a Palestrina in occasione della visita di Innocenzo III agli inizi del 1200.
Oggi a contendersi il Palio dopo tre giorni di gare e di festeggiamenti sono le 4 “Contrade” o porte che rappresentano i 4 rioni della città di Palestrina. Ma già da alcuni giorni sono state approntate dai “festaioli” delle vere e propie taverne dove poter mangiare piatti che si ricollegano alle tradizioni contadine.
Noi de LaNotizia2 cercheremo di darvi in tempo reale notizie sulle varie gare, possibilmente con filmati e “selfie” scattate sia dai nostri redattori che dagli stessi prenestini che vestiti con abiti medievali, parteciperanno al Palio. –> #pazziperilpalio
Appuntamento quindi a questo pomeriggio per una tre giorni da non perdere!