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“A me non interessa se tuo nonno è stato partigiano.
Non m’importa se sei comunista, o revisionista, nemmeno se in camera hai il busto del duce o la foto di Pertini. Se vai in chiesa tutte le domeniche o se preghi gli alberi e le foglie, non voglio sapere niente. Tutti si viene da qualcosa e si va verso qualcos’altro, le nostre scelte sono individuali e ciascuno farà i conti con le proprie.
Quel che m’importa è che tu sappia che se oggi siamo qui è anche perché ci sono persone che hanno lottato per garantire il tuo diritto di essere qui. M’interessa che tu lo senta soprattutto, almeno, oggi. Nella Festa che serve per ricordarle e per ricordarcelo.
A me non interessa se tuo nonno è stato fascista. Non m’importa se sei di destra o di sinistra, cattolico o musulmano o raeliano. Perché la Festa che si celebra in questo giorno riguarda tutti i cittadini italiani, non tutti i cittadini italiani che credono in qualcosa. Perché quei giovani uomini e quelle giovani donne che sono morti settant’anni fa sono morti anche per te. Sono morti perfino – pensa – per permetterti di essere qui su Facebook, oggi, a poter mettere mi piace alla pagina di Salvini o a quella di Renzi, a quella di Casa Pound e di Magdi Allam, addirittura a quella di Andrea Diprè o di Gigi D’Alessio senza che qualcuno arrivi in casa a bastonarti.
Oggi è la Festa della Liberazione e la celebrazione della Resistenza, che è da quando sono piccolo che mi fa sempre pensare alla resistenza di una lampadina. Solo da grande ho capito che il senso non cambia, perché il compito di ogni resistenza è precisamente quello di tenere sempre accesa la luce.
Quel che m’interessa dunque, cioè che mi piacerebbe, è che se qualcuno ti dovesse dire oggi: ‘Buona Liberazione!’ mentre sei al bar, o in edicola, o per la strada, soprattutto se magari a dirtelo fosse un vecchio con una punta di commozione negli occhi, tu rispondessi con un sorriso all’augurio come se ti stessero dicendo: ‘Buon compleanno!’
Perché la Festa che si celebra oggi è anche la tua. E’ anche la sua.  E’ proprio la nostra.”
(Letta su Facebook)

25 aprile2

In questi ultimi giorni Viale della Vittoria nascondeva il Monumento ai Caduti con dei paraventi a causa di lavori di manutenzione. Lavori che sono stati ultimati in breve tempo proprio per permettere la celebrazione del 25 aprile come vuole la tradizione, con tutti gli onori.

25 aprileDomani mi piacerebbe vedere tutti in Piazza ad onorare il 25 aprile, ma comprendo anche che i cambiamenti non avvengono in una sola notte. Però almeno, per chi ancora può, facciamo capire ai nostri nonni che il loro sacrificio non è stato vano. E a tutti i genitori chiedo di venire con i propri figli domani mattina e, se proprio non potete, quando passate davanti a qualsiasi monumento dei caduti almeno raccontate il sacrificio di quegli uomini contro le tirannie per garantire al Paese la libertà che tutti oggi viviamo”. Questo ha scritto ieri Emiliano Fatello, (Presidente del Consiglio Comunale di Palestrina) sul suo blog e sul suo profilo facebook, un desiderio che era auspicabile fosse raccolto da molti e reso realtà.

Invece, sebbene più dello scorso anno nonostante il tempo piovoso e freddo, erano pochi i cittadini presenti: oltre Rodolfo Lena, quasi tutti gli esponenti del governo cittadino (a parte Giuseppe Pizziconi di Adesso Noi Palestrina mancava tutta la minoranza e qualche Consigliere di maggioranza), le rappresentanze dell’Arma dell’Aeronautica, dell’Associazione Nazionale Carabinieri e la Banda Giovanni Pierluigi da Palestrina.

Di giovani, poi, nemmeno l’ombra, a parte i musicanti della Banda.

Davanti al Monumento, mentre risuonavano le note dell’Inno di Mameli e del Silenzio, leggevo i nomi dei caduti: Cicerchia, De Carolis, Tomassi, Pinci, Fatello, Ponzo, Stazi, Sbardella… Tutti cognomi a cui noi possiamo associare volti quotidiani e attuali, eppure per la gran parte assenti oggi. E su questo riflettevo.

Se non siamo riusciti a portare i nostri giovani ad una cerimonia così importante per la nostra storia, che riguarda la vita dei nostri cari, cosa abbiamo trasmesso? I miei nonni, i nostri nonni hanno vissuto la guerra, la fame, la miseria… coloro che sono sopravvissuti hanno ricostruito e rifondato la nostra Patria cercando di darci quello che a loro era mancato: la libertà… Sognavano per noi un mondo senza rinunce, un mondo di uguaglianza, di benessere… E noi cosa ne abbiamo fatto?

Abbiamo creato un mondo dove la storia non ha valore, dove il sacrificio e la fratellanza non hanno spazio, dove la guerra è soltanto una pagina di un libro per questo non fa paura e non genera solidarietà verso chi, invece, la sta vivendo davvero…. Era questo che avrebbero voluto?

Credo proprio di no! Oggi leggevo quei nomi e la mente mi riportava ai miei nonni. Negli orecchi avevo la voce del nonno sopravvissuto (uno morto in guerra in Germania) che mi raccontava le atrocità della sua prigionia in Albania, le peripezie per tornare in Italia dopo la fuga, la fame, la paura dei bombardamenti, i sacrifici per la ricostruzione e mi sono sentita di averlo tradito.

Silenziosamente ho chiesto scusa a tutte quelle persone che ora sono solo una scritta su un monumento, silenziosamente ho chiesto scusa a tutti i caduti di tutte le guerre, ma ho ringraziato il Cielo per aver ancora la possibilità di celebrare una ricorrenza come questa. Significa che c’è ancora la volontà di ricordare non soltanto i nostri cari perduti, ma anche il loro sogno di un futuro migliore.

Sogno che dovremmo impegnarci a realizzare anche trasmettendo ai nostri figli il rispetto per la nostra storia, perché non è soltanto una pagina di un libro, ma qualcosa che ci riguarda da vicino.

Come ricordato anche nel discorso del Sindaco Adolfo De Angelis, che ha onorato i sacrifici degli uomini che ci hanno donato la libertà, dobbiamo impegnarci con forza e determinazione a non dimenticare il sacrificio fatto dai nostri cari, a trasmetterlo ai nostri figli perché si possa arrivare a costruire il futuro per cui si è lottato tanto, per difendere la libertà. Bisogna trovare esempio nella forza dei nostri avi che nell’unità hanno sconfitto il male, perché il loro sacrificio non sia stato vano.

Gioia Cafaro

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